La “prima spedizione assoluta di quad in Nepal” ci inietta l’adrenalina nelle vene ancora prima di partire, le premesse di un viaggio particolare ci sono, ma i quattordici giorni trascorsi in Nepal devono essere raccontati, perché ci hanno segnato e sono indimenticabili.
Non mi sento di chiamarla banalmente vacanza perché il risultato finale è stato quello di una breve e intensa esperienza di vita dove ti senti partecipe in un altro mondo, dove il valore delle piccole cose e dei piccoli gesti è condiviso e spontaneo da tutti, dove tanti atteggiamenti nascosti in noi stessi si ritrovano improvvisamente fuori, in mezzo a noi , in mezzo al popolo.
Il Nepal è un calderone di sensazioni , è un battito cardiaco irregolare , è lacrime di gioia e di commozione , è stupore, è colore, è sapore, è odore e profumo, è rumore e suono , è voce e canto , è vita e morte. Il tutto ha un denominatore comune: il popolo e l’armonia con il proprio essere.
Il titolo di questo viaggio non poteva essere altrimenti : Incontro con i popoli. In effetti l’etnia di genti e il miscuglio di fattezze indiane ed asiatiche non si vede solo dall’aspetto fisico , ma anche dalle tradizioni, dal cibo, dal vestiario e dalle religioni. E’ l’ambiente perfetto per coniugare l’avventura sportiva con la cultura di un popolo tollerante, sorridente ed accogliente che riflette la propria filosofia positiva della vita.
Cercherò di non dilungarmi con accenni filosofici o riflessioni spirituali anche se questo viaggio ci regala molti spunti per un dibattito infinito, con il rischio di concluderlo con l’eterno e retorico controsenso “stanno meglio quelli che stanno peggio”. Voglio però ripercorrere l’itinerario arricchendo le pagine di foto e filmati, scrivendo poche righe e sperando che ognuno possa sentirsi partecipe e possa condividerne qualcosa. Certamente un viaggio così ricco di avvenimenti, così spettacolare e così emozionante non si può condensare in poche pagine, pertanto dovrete entrare nell’ottica di dedicarci tempo come fareste per un piccolo libro.
L’arrivo a Kathmandù ( 1350 metri di altitudine) è stato perfettamente sincronizzato con i taxi che ci hanno trasferito subito all’Hotel Marshyangdi situato nel pieno centro della città , il Thamel.
L’accoglienza è stata bollata in fronte dal simbolico impasto rosso , il cosiddetto bindi o terzo occhio. Shiva , il Dio indù, ha il terzo occhio in mezzo alle sopracciglia ed è considerato come il simbolo della saggezza. Per le donne indù, il bindi ha un significato differente a seconda del colore e della grandezza.Un’altra curiosità che osserveremo in mezzo al popolo: nella cultura induista c’è una divisione in caste e la venerazione per la vacca sacra che troveremo a gironzolare ovunque. Le caste principali sono quattro: sacerdoti, guerrieri, coltivatori, artigiani ed è impossibile passare da una casta all’altra. Il matrimonio avviene all’interno della casta stessa. Fuori della casta restano i "paria" o intoccabili. Oltre alla concezione delle caste, hanno quella dei quattro valori fondamentali che devono trovare spazio nella vita di ogni uomo:il Kama (desiderio, passione); l’Artha (benessere, patrimonio, reputazione, successo); il Dharm (dovere); il Moksha (liberazione, distacco da tutto ciò che è materiale, salvezza spirituale).
La religione Indù è praticata da oltre l’80% della popolazione mentre quella buddhista dal 10%. Queste culture sono praticate nella vita comune , si vedono di continuo , si respirano nell’aria e ne saremo a stretto contatto per tutta la nostra permanenza.
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